Fusione oro


L'oro usato, principalmente sotto forma di gioielli, prima di essere reimmesso in un nuovo ciclo produttivo (es. lamine per artigiani orafi, lingotti da investimento o componentistica elettronica) deve essere reso puro.


 


La prima fase consiste nel fondere il metallo “vecchio”. Per dare corso al processo di fusione si utilizza un forno fusorio: quelli più efficienti sfruttano la tecnologia ad induzione. In un apposito alloggiamento, in cui è presente un generatore di microonde elettromagnetiche, in forma di avvolgimento spiralato, viene posto un crogiolo contenente il metallo da “sciogliere”. Il crogiolo, dovendo sopportare alte temperature, è realizzato in grafite (materiale refrattario) con camicia ceramica. L’eccitazione elettromagnetica delle particelle, creando produzione di calore dall’interno del metallo stesso, ne porta a rompere i legami molecolari con conseguente variazione di stato dell’oro, dalla fase solida a quella liquida. Per aiutare il processo di fusione vengono versate nel crogiolo piccole quantità di polveri fondenti che permettono di proteggere il bagno, limitando il processo ossidativo che altrimenti si produrrebbe al contatto con l’aria.


 


Raggiunta la temperatura di fusione, l’ultima operazione consiste nella colata, ovvero nella rimozione, mediante apposite pinze, del crogiolo dal suo alloggiamento ed al lento ribaltamento del metallo liquido in appositi contenitori chiamate “lingottiere”, che sono normalmente di ghisa o di grafite. A questo punto entra in gioco tutta l’esperienza dell’operatore perché diversi sono gli accorgimenti da seguire: la lingottiera deve essere riscaldata per toglierle umidità (per prevenire schizzi di  liquido incandescente) e deve essere leggermente lubrificata per facilitare poi il distacco del metallo. E’ necessario, inoltre, porre attenzione alla temperatura della colata, che influenza la viscosità del metallo fuso, ed alla velocità con la quale si cola, soprattutto quest’ultima componente è importante per evitare solidificazioni a strati che renderebbero disomogenea la verga e falserebbero quindi i risultati della successiva analisi.


   


Il metallo fuso, per effetto della differenza di temperatura, si solidifica immediatamente, ed assume la caratteristica forma prismatica della verga aurifera, interamente ricoperta sulla faccia esposta dai fondenti, anch’essi in forma solida e compatta, inglobanti eventuali impurità presenti. Dopo il raffreddamento in acqua si provvede a rimuovere lo strato di fondente e la verga viene così ripulita per immersione in un contenitore nel quale è presente una soluzione di acido solforico. La verga asciugata viene pesata e risulta così  pronta per la successiva fase di analisi, necessaria per conoscere la quantità di materiali preziosi in essa contenuti.